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Rocco Casalino, il portavoce. Siamo convinti?

In questi giorni è uscito il libro di Rocco Casalino “Il portavoce. Nel suo stile megalomane, nella copertina si è fatto ritrarre nella stessa posa di Kevin Spacey in House of Cards, serie Netflix.

Manca la bandiera italiana, e avremmo completato l’opera.

Eppure il libro mi è piaciuto. E molto. 

Rocco Casalino: i risultati, innanzitutto

Non sono mai stato uno che giudica gli altri dall’aspetto. O dalla copertina, diciamo.

Seguo Rocco Casalino da marzo 2020, ossia da quando ho capito che c’era lui dietro la comunicazione politica di Conte. 

Se ripenso a quel momento, sarò sincero, ho esclamato “Mamma mia, come siamo messi male”.

Tutto sommato, a guardarci bene, ciò che è successo a Rocco Casalino non è diverso da quello che è successo a tanti attivisti del Movimento 5 Stelle: improvvisamente si sono trovati dal nulla ad avere un ruolo nelle istituzioni del Governo. Non cadrò nella tentazione di fare bagarre politica, dunque mi fermo qui.

Da quel momento ho, quindi, seguito passo passo le singole azioni di Casalino: dalle introduzioni alle interviste ai giornalisti, ai comunicati stampa; dall’interminabili attese per le dirette facebook dei discorsi del Premier, alla onnipresenza fotografica nelle riunioni che contano .

Approfondendo un po’, ho anche notato che i picchi di notorietà di Giuseppe Conte su Google corrispondevano pari pari ai picchi di notorietà di Rocco Casalino.

Ad eccezione dell’ultima settimana di luglio, in cui uscì un articolo scandalistico su “Chi” che ritraeva Casalino con un uomo a casa sua, in tutti gli altri casi, ogni volta che Giuseppe Conte aveva un picco di visibilità, tale picco riguardava anche Casalino. Come se la gente (e gli addetti del settore), dopo aver cercato notizie sul Premier, andassero anche a vedere chi c’era dietro quel successo comunicativo.

Il post più condiviso di facebook al mondo

Diciamoci la verità: Giuseppe Conte è stato forse il premier più apprezzato e con consenso popolare più alto sui social. Che ci piaccia o no, dietro quella comunicazione c’era Rocco Casalino, il portavoce.

Ovviamente, come ho avuto modo già di dichiarare in alcuni confronti con altri colleghi, c’è un codice comunicativo innato in Giuseppe Conte. E di questo dobbiamo tenerne sicuramente conto.

È diventato virale il video di commiato del Premier, il suo fare composto, la ricerca impacciata della mano della compagna e l’applauso prolungato degli operatori e dipendenti di Palazzo Chigi.

Il video è diventato virale e molti di noi ricorderanno questo momento commovente. Eppure il rituale di saluto ad un Premier non è una novità, anzi, è in realtà una prassi consolidata per i premier uscenti (guarda, per esempio, il video di saluto ad Enrico Letta).

Dietro questa comunicazione c’è Rocco Casalino.

Addirittura, il post facebook di commiato è stato il più condiviso al mondo

Il sito Mashable Italia ha condiviso dati interessanti sul post, la strategia comunicativa, gli obiettivi.

Dietro c’è sempre lui: Rocco Casalino, il portavoce.

Rocco Casalino, il portavoce, che addirittura dà lezioni alla Gruber su come si fa comunicazione politica, asserendo una serie di ragionamenti assolutamente razionali e condivisibili, nella puntata di Otto e mezzo del 16 febbraio 2021.

Rocco Casalino, il portavoce

Insomma, può piacere o non piacere come persona. Si può essere orgogliosi o meno che il portavoce dell’ormai ex Premier che ha raggiunto i migliori risultati comunicativi di sempre abbia iniziato la sua carriera al Grande Fratello. 

La storia e la vita di Rocco Casalino è un insieme di goffaggini e contraddizioni (oggi Wired ne ha parlato diffusamente). Eppure il suo racconto è intenso e vero. 

Riguarda, tutto sommato, un po’ tutti noi. Che abbiamo voglia di riscatto e siamo disposti a tutto per raggiungere i nostri obiettivi. Che proviamo a scalare la società partendo dai nostri valori. Che spesso cerchiamo di catalizzare il nostro dolore, rendendolo punto di partenza per rafforzare le nostre azioni. Che parliamo tanto e abbiamo tanto da raccontare, ma sappiamo anche che le cose più importanti le dobbiamo raccontare a pochi intimi.

In qualche modo vogliamo tutti essere un po’ speciali. E per essere effettivamente tali non si può piacere a tutti.

 

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