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Primo paper approvato per Alumni Mathematica

Il titolo dice tutto: il primo paper scientifico approvato per Alumni Mathematica, l’organizzazione impegnata nella ricerca scientifica indipendente che ho fondato e che insieme a ragazzi fantastici stiamo portando sempre più in alto. Passo dopo passo, sudore dopo sudore. Questo è quello che io intendo per resilienza: non abbattersi mai ma lavorare sodo con passione, determinazione e divertendosi.

Se mi giro indietro e guardo a quattro anni fa vedo 2 persone, un matematico e un fisico, che decidono di fondere le proprie energie e fondare un’associazione non profit.

Obiettivo? Fare ricerca scientifica indipendente, aggregare ricercatori e auto finanziare le attività tramite collaborazioni con le aziende.

Qualcosa di irraggiungibile? Probabilmente si. Eppure oggi siamo 86 soci, abbiamo 13 Testimonial, 18 Partner, abbiamo organizzato 63 eventi, abbiamo 2 spinoff (Agorà Mathematica, vincitrice del bando Young Market Lab, e Pigreek, startup che offre consulenza specialistica alle aziende), 3 sedi nel territorio (nel Dipartimento di Matematica di Bari, nel Mercato Coperto di Carbonara e presso Impact Hub Bari).

Partendo da zero. Quasi fanno sorridere le innumerevoli porte chiuse in faccia finora, i no spesso senza senso che ci sono stati sbattuti dai cultori del sapere.

Volete sapere cosa abbiamo fatto per rendere Alumni Mathematica ad essere oggi una delle realtà più virtuose e innovative del territorio?

Abbiamo cominciato con il creare un’ossatura associativa, quindi cercando il primo nucleo di persone che condividevano i nostri intenti e con i quali poter impostare le attività. Se da solo valgo uno, insieme valiamo molto di più. Questo era il motto.

Poi abbiamo cominciato a farci conoscere nel territorio. Partecipando a qualsiasi evento che avessimo ritenuto notevole. La matematica, e la scienza in generale, può essere spiegata a chiunque e chiunque deve avere la possibilità di apprenderne le applicazioni e lasciarsi affascinare e trasportare dalla sua potenza. Promozione fatta a tutta forza: abbiamo invitato ospiti illustri da tutto il mondo, siamo andati in giro per l’Italia a raccontare le nostre attività. E dopo un po’ di tempo non eravamo più solo noi ma 15k persone coinvolte in tutti i nostri eventi.

L’ossatura c’era. Promozione fatta. Come facciamo a fare ricerca scientifica? Ci vogliono soldi, competenze e tempo. I soldi non sono un problema, le competenze si maturano e il tempo lo generiamo noi. Sono state le nostre risposte.

Nasce il Nucleo Pigreek, un piccolo gruppo interno all’associazione di persone full committed, ossia impegnate a tempo pieno in questa attività. Senza uno stipendio, senza una chiara percezione di come sarebbero andate le cose. Ma con una fiducia smisurata nella nostra visione: ossia, che ce l’avremmo fatta. Il Nucleo Pigreek, o, come pochi sapevano, anche denominato I Pirati della Zona Industriale, ha cominciato a creare contatti con le aziende del territorio offrendo soluzioni a problematiche aziendali tramite l’applicazione di modelli matematici.

Si, noi, senza chissà quali competenze e senza esperienze precedenti ma con la voglia di fare e la sicurezza di riuscire abbiamo rischiato, osato, ma soprattutto lavorato, recuperando tutte le nostre lacune in tempi brevi.

Perché, amici miei, ciò che abbiamo capito in tutto questo percorso è che le competenze si acquisiscono, ma sono le persone a fare la differenza. E noi abbiamo sempre puntato al capitale umano che ciascuno di noi possiede.

Un’azienda ci ha anche ospitato per un anno nella propria sede, offrendoci un ufficio e le utenze. Gratis e alla faccia di chi non credeva in noi. Nascono così i primi progetti (Euler, Smart Hotel e Scholes) e il numero delle persone che vogliono far parte del nostro gruppo aumenta. Oggi due di questi progetti sono realtà autonome con la propria struttura societaria e la propria identità d’impresa (la già citata Pigreek e SmartyHotel).

Ma per rendere sostenibile questo viaggio ed evitare che fosse ricordata da tutti come una bella iniziativa del passato e come una meteora, dovevamo fare qualcosa di più. E così abbiamo consolidato la nostra struttura organizzativa e abbiamo cominciato per la prima volta a cercare di rendere sostenibili economicamente le nostre attività. E ci siamo riusciti. Abbiamo rafforzato la nostra rete di Partner e consolidato il nostro network: oggi non c’è realtà sul territorio con cui non siamo entrati in contatto e che non ci conosce.

Abbiamo cominciato quest’anno con un unico obiettivo: porre le basi per la ricerca scientifica indipendente. Non sappiamo ancora bene come, ma oggi siamo all’interno del Dipartimento di Matematica di Bari in uno degli uffici più grandi dello stesso Dipartimento.

E così, oggi, possiamo dire che uno dei nostri risultati di ricerca è stato approvato (leggi qui per maggiori informazioni) per partecipare ad una conferenza scientifica ed accademica. Non è rilevante che questa conferenza è la I-Cities 2016, uno degli appuntamenti più importanti a livello internazionale sull’ICT e le Smart Cities, organizzato, tra gli altri, dal CINI e dall’ANCI. Non è rilevante che il paper è stato realizzato in un clima di collaborazione attiva durante la European Maker Week di Bari. Che hanno lavorato insieme imprenditori, ricercatori, giovani startupper con skills completamente differenti. Che tutto il lavoro realizzato è disponibile a tutti e scaricabile in modalità Open Source.

La cosa rilevante è che abbiamo dato forma al nostro concetto di ricerca scientifica: una ricerca socialmente utile ed eticamente corretta.

Ossia una ricerca che dia risultati utili e tangibili nel territorio e fatta in modo tale che si finanzi tramite il contributo di enti privati. Una ricerca che non abbia come finalità la pubblicazione scientifica, ma il benessere collettivo. Oggi, infatti, le regole del mercato impongono che la ricerca scientifica non può più sostenersi solo con gli investimenti pubblici: il contribuente deve avere chiara percezione di cosa sta andando a finanziare e quali vantaggi a lui comporta finanziare tale ricerca.

Se manca questo, manca tutto. E si crea un circolo vizioso in cui i migliori giovani ricercatori escono dalle università e vanno a lavorare nelle aziende che assicurano loro maggiore stipendio e maggiore stabilità. Così, per la competizione del mercato globale, aumentano le richieste di figure professionali altamente specializzate ma le università non riescono a soddisfare tale domanda. I migliori vanno via e di conseguenza vanno via anche potenzialmente i migliori formatori di domani. E la ricerca non avrà più linfa vitale di qui a poco.

Ecco perché siamo così contenti di questo risultato che a qualcuno sembrerà piccolo e banale. Ma noi crediamo in un mondo migliore. E crediamo che stiamo viaggiando nella giusta direzione per dare forma a questo obiettivo e a questa convinzione.

Guardando indietro vedo quanta strada abbiamo fatto. Guardando in avanti vedo quanta strada c’è da fare. Ma che divertimento mentre ci proviamo. 

#ImproveTheWorld amici miei 😉

Questo non sarebbe stato possibile senza di voi. Quindi vi ringrazio ad uno ad uno. Grazie Maria Serena Malagoli, Caterina Cuofano, Andrea Rinaldi, Paolo da Pelo, Donato di Paola, Roberto Anglani, Roberta de Asmundis, Flavia Esposito, Nicolò Taggio, Michele Porfido, Marco Gadaleta, Agnese de Donno, Alessandro Bitetto, Alessandro Ceglie, Besjan Xhika, Fabio Milano, Gaetano Rossiello, Lea Lenoci, Gianpiero Negri, Giovanni Girardi, Giuseppe Lamanna, Giuseppe Ricci, Giuseppe Sciacovelli, Leonardo Martinelli, Lucia Siciliani, Michele D’Adamo, Michele Fiorentino, Pasquale Rienzo, Pierpaolo Basile, Sabina Milella, Sergio Giorgio, Sara Lieggi, Simone Mallardi, Vito Lucarelli, Vito Pesola e tanti tanti altri.

 

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