in Vita

Perché è così difficile scegliere?

Ma poi è così necessario farlo?

Quello che mi capitò a 5 anni, in una lunga estate barese, non penso sia stato alcunché di straordinario. Avevo la febbre e, purtroppo, fui costretto a rimanere nel letto di casa con una sudata benda sulla faccia, mentre mio padre, un paio di zii, alcuni cuginetti e i miei fratellini andarono a giocare a calcetto, come avevamo ben organizzato e pianificato da tanto tempo. Dopo i pianti di rito per l’accaduto, le carezze affettuose della mamma e un po’ di saporiti dolcetti che barattavano con i miei capricci, aprì un libro di matematica e cominciai a fare i compiti delle vacanze in preparazione del primo anno alle elementari.

Un po’ di tempo prima, il 15 Maggio 1768 a Versailles, venne siglato il celebre Trattato tra Repubblica di Genova e la Francia, in base al quale la Repubblica di Genova offriva la Corsica come garanzia dei debiti contratti al Re di Francia. Poco più di un anno dopo, il 15 Agosto 1769 ad Ajaccio, in Corsica, nacque Napoleone.

Sono sempre stato affascinato dal flusso casuale di avvenimenti che colma di vita l’esistenza umana. In particolare da tutto ciò che segue dalle scelte, qualsiasi esse siano.

Chissà come sarebbe stato il mondo moderno se per una qualche ragione il Trattato di Versailles non fosse stato stretto. Napoleone sarebbe stato italiano, discendente di una famiglia toscana. Magari la Repubblica di Genova avrebbe avuto un leader maestoso; oppure, invece, avrebbe avuto un semplice pescatore in più, come era la maggior parte degli abitanti di quel territorio. Magari un pescatore nervoso, data l’indole innata. Sicuramente la Storia sarebbe stata differente.

Una delle più interessanti teorie matematiche moderne è la teoria del caos: è lo studio, attraverso modelli matematici, dei fenomeni fisici che hanno la caratteristica di prevedere cambiamenti molto grandi quando vengono di poco alterate le condizioni iniziali del sistema. In questo articolo non mi occuperò di approfondire matematicamente questo aspetto, rimandandolo ad un successivo approfondimento – faccio il nodo al fazzoletto, promesso. Penso che però il lettore attento avrà già intuito la correlazione di questa teoria con gli esempi che ho sopra accennato.

La constatazione oggettiva dei fatti mi porta a dire che ognuna delle scelte a cui siamo sottoposti quotidianamente incidono radicalmente sulla nostra vita. Scegliere una delle possibilità che si presentano, crea nella nostra mente una serie di proiezioni della realtà che si potrebbe realizzare. Tale flusso di pensieri in alcuni casi si conclude con una chiarificatrice attività di metabolizzazione della scelta, e ci convince che una scelta è più conveniente delle altre: così la scelta è serena. Capita, tuttavia, che alcune scelte per loro stessa natura, non riescono a creare un flusso di pensieri così sequenziale. Spesso perché queste sono correlate ad altre scelte che si presenteranno della stessa natura delle prime. E in questi casi la scelta diventa molto più difficile.

C’è chi prende decisioni senza pensare a tutte le conseguenze possibili, chi, invece, decide di non scegliere. Entrambi questi atteggiamenti possono risultare vantaggiosi o svantaggiosi. In alcuni casi sarebbe convenuto non aver fatto una determinata scelta. In altri casi, diventava necessario scegliere e non lo abbiamo fatto.

Perché? Perché è così difficile scegliere?

La risposta che mi sono dato è perché gli effetti di una scelta di per sé sono imprevedibili. Per quanto ci si possa sforzare, non è possibile conoscere con esattezza cosa succederebbe se si prendesse una decisione rispetto ad un’altra.

In alcuni casi riusciamo a renderci conto se una scelta è stata corretta o sbagliata in base alle conseguenze. Chi vince una scommessa sportiva capisce di aver preso la decisione giusta o, viceversa, chi ha deciso di non giocare una schedina che poi risulterà vincente, avrà appreso che la sua scelta è stata sbagliata. L’esperienza in questo caso diventa fondamentale. Permette di scegliere con la consapevolezza di un certo bagaglio di scelte passate, in base ai cui esiti c’è chi diventa reticente al rischio e chi, invece, aumenta la propria propensione ad assumere delle scelte.

Ma, nonostante questo, scegliere resta un’impresa.

Ma, perché una scelta dovrebbe essere prevedibile? O, meglio, perché non si accetta che possa esistere un qualcosa di completamente imprevedibile che regola le nostre vite?

L’epoca moderna che viviamo – parlo da uomo occidentale – conseguenza dell’Umanesimo e del trionfo della razionalità, ci ha abituato fin da quando siamo piccoli a cercare di non sbagliare mai. Senza voler essere esaustivo, la scuola ci ha sempre insegnato a cosa fare per avere successo. Raramente a come comportarci per superare gli ostacoli o i problemi. Viviamo in una società che non ammette l’errore, dove l’insuccesso e il fallimento diventano gioghi pesanti per le spalle di chi se li porta dietro. E per tale ragione le scelte, e le possibili conseguenze che da esse derivano, intaccano gli strati più profondi dell’essere umano toccando l’anima fino al suo più intimo aspetto.

Questa attitudine si comincia a manifestare da quando si è bambini. E’ successo almeno una volta quando siamo stati piccoli, di essere stati messi in condizioni di fare scelte più grandi di noi. I grandi di solito si dimenticano di cosa vuol dire essere bambini. E si dimenticano che quei bambini in pochissimo tempo diventeranno grandi e loro, prima di quelli, polvere. Nasce così nel bambino la coscienza, in quel preciso momento in cui egli non chiede più “Perché?” ma “Perché non?”.  Da quel momento in poi la sua vita sarà accompagnata da una dicotomia incessante: scegliere o non scegliere.

Ma se per un momento ritornassimo bambini e, con la consapevolezza di tutto ciò che abbiamo detto, decidessimo di non accettare il compromesso della coscienza? Forse rideremmo un po’ di più e saremmo più spensierati. Prenderemmo decisioni importanti in maniera naturale.

L’uomo adulto, invece, vuole prevedere la proprie scelte. Non accetta facilmente che esse siano per propria natura imprevedibili, questa volontà porta a concludere che le scelte sono difficili e si rimane delusi o impauriti. La coscienza regola le nostre vite e l’istinto viene dispregiativamente rilasciato ai soli animali.

Fortunatamente la complessità delle nostre vite e l’immensità della Natura, con tutte le sue varianti colorate, divora avidamente il tempo delle nostre decisioni e spesso ci troviamo, un po’ inconsapevolmente, a ritrovarci in delle condizioni favorevoli che una scelta oculata non avrebbe garantito. Il primordiale istinto animale che è dentro di noi prende il sopravvento e ci troviamo a vivere situazioni in cui la razionalità si alterna frequentemente con l’irrazionalità del nostro inconscio.

Mi piace concludere questo articolo con una scena di un bellissimo film, non distribuito in Italia (ma non è difficile scaricare una copia in lingua originale con sottotitoli in italiano). Il film, intitolato Mr Nobody, incentra tutta la trama proprio sul tema della scelta e sulle sue conseguenza.

Enjoy!

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