in Vita

L’Italia e i funerali del Boss

Un po’ di giorni fa ci sono stati i funerali di uno dei boss di Roma. Funerali di alto livello, critiche da parte di tutti.

L’Italia è un Paese triste. Non solo perché la gente è triste, ma perché dall’esterno si vede che è un essere in pena. Come quelle persone esuberanti che fanno i simpatici di turno in un gruppo, ma solo per mascherare la sofferenza che si portano dentro.

E’ una di quelle cose che c’è, ma che ci deve essere. Il problema non è il problema, il problema è individuare il problema. L’Italia è così, punto e basta. Ha bisogno di aiuti? E perché?

In Italia si vive, non si vive per. Non si vive per un ideale, per uno scopo. Si vive. Punto. Il modo migliore per vivere in Italia è non farsi troppe domande.

Perché i politici rubano? Perché c’è la mafia? Perché la scuola e l’Università sono così? L’imprenditoria funziona davvero? Siamo realmente un Paese libero?

Per ognuna di queste domande ci saranno sempre due fazioni che si scontreranno, che diranno la loro, che citeranno altri fatti, che prenderanno parte alla discussione assumendo una delle due posizioni, che con le unghie difenderanno la loro posizione con i più deboli e che ascolteranno annuendo con la testa la posizione di qualcuno che gli potrebbe dare qualcosa in cambio. Che non accetteranno mai quello che sto scrivendo. Ma che, in ogni caso, finiranno sempre riunendosi davanti a una partita di calcio e al classico dibattito su come la situazione è troppo grande e difficile, impossibile da cambiare.

<<L’Italia è un paese in cui tutto cambia affinché nulla cambi>>

L’Italia è un paese in cui tutto cambia affinché nulla cambi.

Non importa che ci sia lo scandalo di calciopoli, l’importante è vincere il mondiale (1982, 2006 la storia si è ripetuta); non importa che ci sia Mafia Capitale, pensiamo all’Expo o pensiamo al sole e a come passare la vacanze.

E’ un’alchimia. Un qualcosa di indecifrabile. Si possono individuare problemi e mille soluzioni a quei problemi. Ma l’Italia è l’Italia perché ci sono queste caratteristiche, la non volontà di risolvere i problemi, perché sono sempre troppo grandi, troppo distanti, perché non si conoscono le persone giuste; perché c’è la Mafia, la Chiesa, la corruzione.

E improvvisamente ci si erge contro la Mafia, ma non si accetta il fatto che la nostra cultura è impregnata di situazioni pseudo-mafiose che, in molti casi, ci fanno sentire ganzi, i “dritti” della situazione. Un esempio? Nella città in cui vivo c’è una strana usanza: lampeggiare con gli abbaglianti per segnalare alle macchine che procedono in direzione opposta la presenza di un posto di blocco di una pattuglia in servizio. Perché? “Perché bisogna aiutarsi”, “Perché la polizia è corrotta”, “Perché proprio a me devono fare la multa?”, “Per solidarietà maschile”, o “Perché potrebbe essere fermato qualcuno con la “roba” addosso”. Qualsiasi sia il motivo, le situazioni descritte sono allo stesso livello.

Vivi. Non farti troppi problemi e troppe domande.

La verità è che se in Italia ti fai i fatti tuoi e non schiacci i piedi a nessuno, riesci a vivere anche tranquillamente. La vita è una, teniamocela stretta.

Eppoi improvvisamente si è tutti solidali e si fanno cortei infiniti e unici nel loro genere per mostrare la propria costernazione e vicinanza alla famiglia che ha perso il figlio nel luogo di lavoro o perché investito da un auto il cui guidatore è stato trovato in stato di ebbrezza. Quello stesso guidatore che, quando da bambino, era in auto accanto al papà lo aveva visto azionare gli abbaglianti dopo aver visto una pattuglia e aveva riso soddisfatto.

<<Ma questo non è un problema. Questa è una fotografia>>

Ma questo non è un problema. Questa è una fotografia. E’ così. E una delle nostre caratteristiche come popolo sovrano e non voler accettare questo. E si fanno eterne battaglie su tutti i fronti, politica, immigrazione, buona scuola. Tutto cambia affinché nulla cambi. Alzare polveroni, accecare la gente, esercitare l’arte del controllo mediatico, far arrivare l’estate, natale, pasqua e puntualmente tutto finisce a tarallucci e vino.

Tutto finisce, tranne se questo cancro tocca te o la tua famiglia diretta. Si, perché se tocca già qualcuno più distante, vuol dire che se l’è cercata: se l’è cercata quel ragazzo ucciso a Triggiano per un errore di persona, o quella ragazza che aveva la minigonna ed è stata violentata da un balordo.

L’italia è triste.

E la soluzione non è andare via, formarsi all’estero, entrare in politica per cambiare il sistema, creare associazioni non profit per la ricerca scientifica, morire stoicamente perché non si è pagato il pizzo o perché da giudici si è fatto il proprio dovere, rimanere integri, nonostante tutto.

La soluzione non è questa, perché, semplicemente, una soluzione esiste quando c’è un problema. E in italia non c’è un problema. C’è una situazione che è così. Ma questo di per se non è un problema. E’ così, appunto.

E dire che questo è un problema è un pretesto per creare discorsi da bar che termineranno sempre con l’accusarsi l’un l’altro di essere un neofascista, un ateo ipocrita, un ignorante, un fannullone, un mafioso, uno juventino.

E’ così. Forse è storia. Alla fine non è colpa di nessuno se un figlio ha ucciso un padre nell’epoca romana, se l’università è nata in Italia per formare i secondogeniti delle famiglie nobili alla carriera ecclesiale, se la Corsica (dove sarebbe nato Napoleone) è stata venduta qualche anno prima alla Francia dalla Repubblica di Genova per i debiti contratti, se la mafia deriva dal brigantaggio dopo una prepotente unificazione d’Italia, se Roberto Baggio ha sbagliato il rigore.

E non è di per se sufficiente raccontare che l’Italia è il paese più bello del mondo, che siamo il Paese con il maggior patrimonio artistico-culturale del pianeta, siamo secondi solo all’Amazzonia come biodiversità generata, siamo creativi, la patria di Leonardo, Michelangelo, Galileo. E’ come vantarsi con gli amici di avere una bella macchina quando quella macchina ti è stata regalata dal babbo, a cui chiedi i soldi per l’assicurazione e per mettere la benzina.

Perché non si può all’improvviso dire che l’università italiana produce talenti e funziona, dopo che un gruppo di ricercatori di un dipartimento di fisica vince un premio internazionale presentato al Mit di Boston. Lì si è tutti difensori della patria. Come se per decretare il successo di un’università sia sufficiente una ricerca di successo e come se, comunque, una ricerca è di successo se vince un premio; mentre è ben altro, pazienza, disciplina e anche insuccesso.

Perché non ci si può scandalizzare se la Fiat va in America. Lo sapete cosa si diceva un tempo? “Ciò che va bene alla Fiat, va bene all’Italia”. E lo sapete perché l’Italia non ha ancora un’infrastruttura logistica forte e consolidata privata come succede in altri paesi? Perché negli anni 70 alle aziende di spedizioni non conveniva assumere dipendenti, ma far lavorare liberi professionisti con il loro furgoncino. I cosiddetti padroncini, persone che possiedono un furgoncino e guadagnano in base ai pacchi consegnati. E dite che è un caso se in quegli anni la Fiat lanciava il Fiorino e il Ducato?

<<In Italia la forma è il contenuto>>

In Italia la forma è il contenuto. Una frase tanto banale, quando profonda. Per garantire una situazione democratica è necessario creare una burocrazia che impedisca ogni forma di imposizione. Tutto deve essere legiferato e assunto. E in tal modo si genera un mostro che rende difficile anche le cose facili, impossibili le cose difficili, che agevola così l’infrazione senza reato.

La questione è che siamo buoni. Mio cugino qualche giorno fa è stato ricoverato in terapia intensiva in cardiologia a causa di un virus che gli ha toccato il cuore. Era andato qualche giorno prima al pronto soccorso, aveva avuto la terapia ma il medico di base ha detto di non prendere i farmaci prescritti perché al pronto soccorso non capiscono. E lui per non averli presi, stava per rimanere stecchito. A quel punto, non sarebbe stato il caso di denunciare il medico di base? Ma no, è un bravo medico, ha curato tutti i miei cuginetti dal primo all’ultimo, prescrive i giorni di malattia senza fare troppe domande, può capitare a tutti di sbagliare.

E così si mette sotto il tappeto così tanta polvere che quando esploderà (perché esploderà!)  si sarà tutti sporchi e non ci sarà modo di uscirne. Il pavimento scricchiola così tanto, ma non è il caso di fare niente. Tutto cambia affinché nulla cambi, lo avevamo già detto. E quando si scopre l’immondizia ci si accorge che è così tanta che è meglio per tutti tacere, far finta di nulla o fare quanto basta ad allontanarsi dalla punta dell’iceberg senza aver nemmeno il coraggio di andare ad esplorare quello che c’è in profondità.

L’Italia è questa. Da sempre.  Ben prima della mafia. Dante cantava “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”

E l’Italia all’epoca era ancora un’utopia, non esisteva. Come oggi, forse.

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