in Matematica, Vita

Didattica a distanza: riflessioni e focus su discipline STEM

Ho provato a raccogliere alcune mie impressioni sulla didattica a distanza. 

Stefano cosa ne pensi della didattica a distanza?

Questa domanda mi fa sempre molto riflettere. Negli ultimi mesi abbiamo vissuto una grande trasformazione, passando da un tradizionale paradigma didattico, che è quello in presenza, ad un nuovo paradigma didattico, ossia quello della didattica a distanza. Forse serviva davvero una situazione molto critica per poter realizzare un così grande cambiamento.

Ciò che mi affascina in particolare del dibattito sulla didattica a distanza è la questione relativa all’opportunità. Siamo tutti d’accordo sul fatto che il mondo moderno è caratterizzato dalla presenza onnisciente dei dispositivi tecnologici, che ormai diventano per ognuno compagni quasi inseparabili, dalle questioni lavorative, a quelle familiari, fino a quelle personali. Le distanze del mondo si sono accorciate, attraverso i social network si sono ridotte del 50% i gradi di separazione che ci distanziano nelle reti sociali. Abbiamo prodotto negli ultimi 10 anni 10 volte i contenuti prodotti dall’umanità dai suoi albori. Eppure ci si è trovati impreparati ad affrontare l’impatto con l’avvento della didattica a distanza. Anche se, diciamoci la verità, ci siamo accorti tutti fin da subito che è stato meno traumatico di quanto ci aspettavamo.

Ogni trasformazione si porta dietro delle resistenze, ricordiamo le persecuzioni subite da Galileo e il suo “diabolico” telescopio, o la caccia alle streghe delle innovazioni in campo medicale. La didattica a distanza è vista in maniera scettica per un unico motivo: perché è una formula nuova, che stravolge ciò che fino a qualche tempo fa sembrava l’unico standard possibile.

I più conservatori in questo dibattito, guardando il futuro, temono l’avvento di scuole futuristiche dove i ragazzi dialogheranno solamente con i loro tablet e pc e non riusciranno più a interloquire con i loro coetanei. In realtà questo scenario, quanto mai apocalittico, non guarda con la giusta prospettiva alla questione. La scuola del futuro non potrà mai soppiantare la scuola del passato. Per un semplice motivo: perché la didattica a distanza non sostituisce la didattica in presenza. La didattica a distanza è uno strumento, non è e non sarà mai il fine di un qualsiasi istituto educativo. La didattica a distanza deve essere guardata come grande potenzialità perché riesce a colmare dei gap che costituiscono la didattica classica, uno tra tutti il fatto che può essere fatta solamente in presenza fisica. L’apprendimento passa attraverso diverse fasi, dall’ascolto, all’approfondimento, al confronto e alla sintesi delle conclusioni.

La sfida sarà quella di riuscire a trovare la giusta formula affinché attraverso la didattica a distanza e quella in presenza si potrà offrire alle generazioni future l’esperienza educativa migliore in assoluto, puntando sulle potenzialità di entrambi gli approcci riducendo al minimo le criticità degli stessi.

Un approccio educativo maturo guarda allo studente come unico feedback user experience della fase didattica. E, dopo l’esperienza degli scorsi mesi, tantissimi studenti hanno rilasciato feedback estremamente positivi: molti studenti sono riusciti ad uscire dalla loro timidezza, sono riusciti ad interfacciarsi in maniera più rilassata con i propri compagni e professori, sono quasi del tutto scomparsi fenomeni come bullismo e cyber-bullismo. Resta il problema reale del gap tecnologico, che non può e non DEVE in nessuno stato di diritto essere un limite all’educazione dei più giovani. E penso che questo debba essere il tema centrale, ossia individuare misure che portino tutti ad essere allo stesso livello nella fase di introduzione all’apprendimento, soprattutto in relazione alla disponibilità e all’accesso ai dispositivi tecnologici.

E per quanto riguarda le discipline scientifiche? L’approccio dell’apprendimento consapevole

La didattica a distanza è una grande opportunità rispetto a quelle che vengono solitamente chiamate materie “dure”, STEM per usare un acronimo anglosassone, ossia le discipline tecniche e di radice scientifico-matematica.

La matematica è sempre stata vista come una disciplina ostica, difficile e inaccessibile per chi non ha la adeguata predisposizione. L’opportunità della didattica a distanza è quella di inventare nuovi paradigmi didattici che possano avvicinare i giovani studenti al fascino dell’astrazione matematica. Non voglio soffermarmi sull’importanza delle competenze di sintesi e problem solving che sono inequivocabilmente correlate alle competenze matematiche, ma sul fatto che il riuscire a inventare nuovi approcci per insegnare le basi della matematica è fondamentale per poter strutturare la successiva fase, più densa, di introduzione di contenuti e concetti che, ad ogni modo, non può e non deve essere esclusivamente nozionistica.

L’approccio dell’apprendimento consapevole, che ho ideato e introdotto dall’organizzazione non profit di ricerca scientifica indipendente Alumni Mathematica, è dal mio punto di vista quello migliore per stimolare i più piccoli al fascino dell’approfondimento scientifico. L’apprendimento consapevole nasce dalla convinzione che gli studenti siano più predisposti ad apprendere quando intuiscono immediatamente l’applicazione intorno a loro delle discipline che vengono insegnate. Tale approccio favorisce dunque le applicazioni delle scienze e l’impatto che queste hanno nella vita quotidiana e nel mondo intorno a noi, e da qui si parte per introdurre concetti teorici e più astratti.

Quali possono essere attività per le discipline STEM da svolgere a distanza?

Tale approccio può dunque applicarsi sia nella modalità di didattica in presenza che a distanza. La visione deve essere quella di realizzare campi estivi focalizzati su discipline STEM che introducano gli studenti ai concetti scientifici di base, li appassionino alla ricerca e curiosità scientifica, concludendosi con Science Fair come nella più classica delle tradizioni delle scuole americane. Riuscire a rilasciare un output concreto, che si tocca, è infatti fondamentale per rafforzare l’idea della concretezza delle disciplina scientifica, evitando il luogo comune che la matematica, e le sue applicazioni, siano qualcosa di astratto e fine a se stesso.

A riguardo, molte scuole si stanno già attrezzando per istituire nei propri spazi atelier creativi e digitali (fablab), ossia luoghi di innovazione dove sperimentare, provare, fare.

Corsi di introduzione al coding, alla realizzazione di videogiochi, alla stampa 3d, alla robotica di base sono attività che possono essere svolte sia in presenza che in formula remota. Probabilmente svolgere lezioni in formula a distanza e presentare i contenuti realizzati in presenza, davanti ai compagni e ai genitori, è la formula migliore e, potenzialmente, quella più efficace da un punto di vista didattico.

I bambini sognano da piccoli di essere scienziati e se crescendo perdono questa fiamma ed entusiasmo è perché il mondo dei grandi li ha fatti disilludere ed allontanare da quello che era una loro naturale predisposizione alla ricerca e al sapere scientifico.

Chiacchierata con gli amici di Alumni Mathematica

Durante il periodo di lock-down ho organizzato una chiacchierata con gli amici di Alumni Mathematica proprio su questo tema. A voi il video integrale:

Share