in Vita

#Cagir | Let’s go on Italy!

People don’t take trips, trips take people” (John Steinbeck)

Dijon, Campus

Il momento dei saluti vorresti sempre che non arrivasse mai. Sarà perché ti toglie da una situazione stabile e ti rimette in contatto con la novità, sarà perché in alcuni casi ti fa uscire da una situazione incredibilmente ricca e stimolante, certo è che è un momento che puntualmente arriva e che ti sembra arrivi sempre troppo presto.

Il corso CAGIR è terminato con la tradizionale colazione sull’erba: un momento di aggregazione tra studenti e docenti dei vari corsi,  in cui ci si raccontano le impressioni finali, qualcuno approfitta per fare battute rilassate e, in generale, si cerca di riuscire a prendere le ultime cose da tutti. Si sa molto bene, infatti, che quasi sicuramente tutte le persone che hanno vissuto così intensamente con te le ultime due settimane, e che quasi ti sembra che da sempre facciano parte della tua vita, non le vedrai mai più.

 

Le ultime lezioni sono state inevitabilmente più distensive. Abbiamo visto in che modo le superfici minimali, ossia quelle che minimizzano alcune proprietà, come il volume occupato su una certa regione di spazio, siano presenti in natura molto di più di quello che si possa pensare. Viviamo in un mondo equilibrato, in cui ogni cosa ha esatte specifiche per ottimizzare le risorse del pianeta. Abbiamo visto quanta matematica c’è dietro l’arte e come nel medioevo una tecnica prettamente matematica, l’anamorfismo, in realtà veniva utilizzata da molti pittori per celare messaggi subliminali, per crittare informazioni o per raccontare storie “scomode”, che in alternativa avrebbero potuto creare loro problemi sociali. Infine abbiamo visto la matematica presente nei cartoni animati: da quando è stato realizzato il primo cortometraggio al computer dalla Pixar, il mondo della cinematografia si è arricchito di strumenti straordinari che inverosimilmente non fanno altro che risolvere equazioni, algoritmi, calcolo di area e lunghezza di curve.

 

In conclusione posso dire che questo corso mi ha arricchito molto.

Ho riscoperto quanta vita c’è dietro una disciplina che può sembrare formale e rigida come la geometria, ma in realtà non è che la facciata rude di chi ha un cuore che batte forte ancora. Ho apprezzato il metodo di studio degli studenti stranieri: un approccio disruptive sui diversi argomenti, meno formale e più incentrato sulla risoluzione di problemi. Ho anche però avuto la conferma che l’approccio allo studio degli italiani non è poi così male, anzi: per noi lo studio non termina nella problem session, ma continua anche quando ci ritiriamo. Tra una chiacchiera e un té, si cerca di metabolizzare i concetti trattati e questo rende un po’ più solide le competenze.

Sono stato praticamente avvolto dalla magia che c’è dietro a chi fa ricerca scientifica all’avanguardia: davanti a te ci sono problemi che poche persone possono capire. Se riesci a trovare la soluzione sei la prima persona al mondo ad averlo fatto. Avere la possibilità di essere il primo nella storia a pensare un’idea o un concetto nuovo è qualcosa di incredibile.

Ho notato che tutto sommato noi uomini siamo tutti uguali: a prescindere dalle nazioni, sbagliamo, ci correggiamo e proviamo emozioni. La centralità dell’uomo nell’universo è anche garantita da queste caratteristiche innate dentro ognuno di noi, che tu sia nato a Bari o Santiago di Compostela.

 

Non so se da oggi sarò un uomo nuovo, dirlo adesso sarebbe prematuro. Certo è che ritorno a casa con un bagaglio più pesante ma leggero allo stesso tempo.

La missione di #ImproveTheWorld la intraprendi con un po’ di convinzione in più dopo questo tipo di esperienze.

 

Have a good life, my dear friend, have a good life”.

But now, Let’s go on, Italy, let’s go on!

 

Scritto il 20 Luglio 2014

Lezione 3

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