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App Immuni, e la comunità scientifica?

In questi giorni si sta sviluppando un dibattito molto interessante attorno ai temi aperti dall’App Immuni, l’app per il tracciamento dei contatti al fine di prevenire la diffusione del coronavirus Covid-19.

Tra le altre questioni quello che più balza agli occhi è che c’è un assente illustre: la comunità scientifica? Ma procediamo per ordine.

Tema tecnologico

Innanzitutto c’è il tema tecnologico, ossia il riuscire a trovare la giusta tecnologia che efficienti il sistema e consenta di raggiungere al meglio l’obiettivo che l’app si prefigge ossia, semplicisticamente, ridurre i contagi. Si parla di sistema “centralizzato” o “decentralizzato”, a seconda che i dati siano conservati all’interno di un server o meno. In realtà questo “meno” è relativo, perché i dati nel sistema decentralizzato sono conservati all’interno del proprio dispositivo. E Google ed Apple , sui cui sistemi operativi gira la quasi totalità degli smartphone dei cittadini italiani, suggeriscono di utilizzare questo protocollo.

Poi si sta discutendo molto sull’utilizzo di piattaforme tecnologiche “chiuse” o “aperte” su cui far girare tutto il sistema. Pare che l’idea del Governo sia di far girare l’app su sistemi di proprietà di aziende di cui piano piano si stanno conoscendo i dettagli. Molti, viceversa, invocano sistemi open-source, di proprietà della “comunità” della rete, e quindi sistemi che per definizione non essendo proprietà di enti privati.

Tema politico

Poi c’è il dibattito politico che si sta concentrando in queste ore soprattutto su come poter rendere effettivamente efficace l’app, dato che gli esperti affermano che l’app sarà efficace solamente se scaricata da almeno il 70% degli italiani, altrimenti si andrà incontro a un nuovo lockdown, mentre il Premier Conte ha già affermato che l’installazione dell’app sarà di tipo volontario.

Tema etico

Infine c’è il tema etico, quello che riguarda principalmente tutti noi che viviamo la nostra quotidianità e che ci chiediamo quali rischi corriamo a condividere le nostre informazioni e quanto è importante cedere parte della nostra privacy per un obiettivo sociale che riguarda un bene più ampio di interesse comunitario.

E la comunità scientifica?

Non ho finora letto un dibattito strutturato riguardante la comunità scientifica. Ciò che a me impressiona, infatti, è il fatto che siamo nel 2020 e non riusciamo ancora ad avere una infrastruttura governativa nazionale ed internazionale adeguata a rispondere ad esigenze che, invece, vedono sempre l’anticipo di aziende private che poi diventano i fornitori unici di soluzioni tecnologiche per affrontare l’emergenza (con tutte le conseguenze nel dibattito pubblico che questo comporta). Sebbene in Italia abbiamo il Team per la Trasformazione Digitale capeggiato, tuttavia, in questo momento da un ex-manager di punta di una compagnia telefonica.

Provocatoriamente, potremmo dire anche che sia una sconfitta per la comunità scientifica che non è (ancora?) riuscita a produrre un modello valido di riferimento per gli enti governativi. Ovviamente scienza e politica sono due mondi differenti che hanno anime e fini diversi. Eppure ci sono state epoche nella storia dell’uomo in cui il ruolo politico e scientifico della comunità si confrontava con più facilità, con un rispetto reciproco che sembra mancare in questo momento. E quando si vive un’emergenza di questa portata la mancanza di dialogo diventa quasi insopportabile. Mi chiedo se è un problema di management della classe dirigente politica che non ha gli strumenti per interfacciarsi con gli scienziati, oppure un problema della scienza che non vuole dialogare con i problemi della politica.

Nessuna polemica, eh, per carità. Però la comunità scientifica ha le competenze, anche tecniche, per giocare un ruolo importante e forse fondamentale per affrontare le importanti sfide che vivremo nei prossimi decenni. E, forse, deve avere il coraggio, con forza e volontà, di rivendicare la propria posizione di centralità, anche nel dibattito pubblico.

Volete capire di più sull’App Immuni?

Ascolta il podcast della mia intervista rilasciata a Radio Canale 100.

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